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Irene Cremonesi - DIARI DI BORDO ED. 2023


DIARI DI BORDO LABORATORIO “SHAKESPEARE & LA LEGGE” 2023 GIORNO 1 - 3 novembre 2023 - IRENE CREMONESI
Parola del giorno: Muro.

È la prima parola che mi è venuta in mente appena mi sono avvicinata all'istituto e ho messo piede nel teatro. Muri alti, spessi, grigi, freddi con poche finestre. Muro: struttura muraria verticale, con funzione portante. Non mi ero mai soffermata su questo dettaglio, il significato di un muro. Automaticamente viene collegato al calore di una casa, alla sicurezza di un tetto sotto cui dormire. Si dice "vivere tra quattro mura" come a intendere un guscio che ci protegge, che ci conforta. Nella nostra vita quotidiana facciamo esperienza di un sacco di muri: l'aula dell'università, il posto di lavoro, la casa dei nonni, la palestra, il medico, il supermercato… E se invece ci fossero davvero solo quattro muri? E per di più sempre gli stessi. Prima di oggi non avevo mai pensato come sarebbe vivere la maggior parte del tempo in una cella, in quattro muri, eppure sono convinta che il vero problema in fondo non sia il cemento, perché i quattro muri peggiori con cui convivere quotidianamente, sono proprio nella nostra testa. Muro: struttura muraria verticale, con funzione divisoria. Tu sei fuori e io sono dentro ma allo stesso tempo io posso uscire e tu no. È stata l'ultima frase di Beppe che mi ha fatto riflettere. Eravamo divisi da un muro con una vetrata noi e i ragazzi detenuti. Loro erano fuori a giocare a pallone durante l'ora d'aria, noi eravamo dentro, in uno spazio chiuso. E poi tutto si è invertito in un attimo: noi eravamo fuori, stavamo andando a casa e loro sarebbero rientrati di lì a poco nelle celle. Potevamo quasi vederci attraverso la vetrata, quel muro improvvisamente è diventato così sottile ma la differenza si è fatta più spessa. Per quanto riguarda la parte di teatro invece, lì è stato come vedere i muri sgretolarsi. L'imbarazzo iniziale pian piano lasciava il posto a una conoscenza, una complicità e ci faceva abbattere la paura di risultare ridicoli davanti a chi, per lo meno all'inizio, era uno sconosciuto. Mi ha colpito come Tracy e Aileen abbiano parlato del teatro: un mondo al contrario, in cui la spontaneità viene prima delle ansie e dei timori, in cui i muri che costruiamo per proteggerci dal giudizio degli altri vengono demoliti e lasciano spazio alla libertà di muoverci come vogliamo, di essere chi vogliamo. La mia vita non è mai stata particolarmente guidata dalla spontaneità e la paura del giudizio altrui ne è sempre stata una costante, ma se il teatro funziona al contrario, tanto vale provarci.

GIORNO 2 - 4 novembre 2023 - IRENE CREMONESI
Parola del giorno: Fra.

Fra: preposizione che specializza le determinazioni spazio-temporali e alcune sfumature modali. La giornata è partita con una riflessione sull'importanza dei momenti di mezzo che spesso non vengono raccontati. Certo, la morte di Romeo e Giulietta è un momento importante nell'opera è anche importante interrogarsi sui motivi: perché? Per amore, verrebbe da dire ma siamo sicuri che sia l'unica tematica? È fondamentale capire cosa c'è nel mezzo, fra il loro amore e la loro morte, fra. Abbiamo lavorato sul prologo che mette in chiaro i punti chiave della storia: un amore destinato ad essere mortale per colpa di un odio fra due famiglie, fra. Mettendo in scena il prologo e la prima scena ci siamo accorti di come inizialmente, il focus sia sulla rivalità fra le famiglie e secondariamente sull'amore fra Romeo e Giulietta. Fra. Durante la giornata mi hanno colpito molto due momenti. Il primo in cui Beppe ci ha consigliato il libro sulla storia di Willy Montero. Alla fine anche lui è rimasto coinvolto in una faida insensata, nella lotta fra fazioni, mostrando quanto purtroppo Shakespeare e le sue storie possano ancora essere contemporanee. Il secondo è stato il breve intervento del comandante che con la sua testimonianza mi ha trasmesso quanto lui sia un vero punto di connessione fra due realtà, fra chi è dentro e chi è fuori. Fra. C'è stato un esercizio che ho trovato particolarmente utile e interessante: eravamo uno di fronte all'altro e cercando di mantenere il contatto visivo dovevamo scegliere se avanzare o indietreggiare rispetto a quella persona. È stato strano quando Aileen ha consigliato di focalizzarsi sull'altra persona lasciandosi contaminare per non far prevalere il nostro senso di disagio. Mi ha fatto riflettere perché ho capito che raramente mi focalizzo sugli altri per "distrarmi" ma al contrario resto nella mia bolla senza notare dettagli su cui soffermarmi per smettere di pensare a me stessa e alle cose che mi fanno sentire a disagio. Mantenere il contatto visivo è sempre stata una mia grossa difficoltà, è il mio modo di proteggermi e mantenere una distanza fra me e gli altri. Fra. In questi due giorni di laboratorio però ho avuto modo di riflettere molto sulla mia persona e sul rapporto con gli altri, ed era un aspetto del mondo teatrale che non mi aspettavo.

GIORNO 3 - 11 novembre 2023 - IRENE CREMONESI
Parola del giorno: Spoiler

Spoiler: anticipazione di una parte della trama di un racconto, romanzo, film o simili, in particolare se data a qualcuno senza preoccuparsi di rovinargli la sorpresa. Gli spoiler sono quella cosa che vuoi evitare a tutti i costi, che rovinano l'entusiasmo, la suspense di scoprire, ma prima o poi tutti ne becchiamo almeno uno. In questo caso sono sicura che tutti abbiamo ricevuto lo stesso spoiler anche senza rendercene conto: congratulazioni sei nato! Spoiler: tra qualche anno morirai. Ecco, effetto sorpresa rovinato. Oggi Beppe ha fatto partire una riflessione su questo argomento: la morte, i modi di vederla ma soprattutto la consapevolezza della sua esistenza. Ci ho pensato molto ma non saprei individuare il momento preciso in cui ho preso coscienza della morte quindi mi sono chiesta: e se fosse una cosa intrinseca? Qualcosa con cui nasciamo, un pensiero già presente nella nostra mente prima di averne l'esperienza reale. In questo caso forse le esperienze che purtroppo ci capitano potrebbero servire ad attraversare le diverse fasi che portano a sviluppare una consapevolezza più concreta. Avevo quattro anni quando è venuto a mancare il nonno, ai bambini di solito si racconta che le persone vanno in cielo. Ne avevo otto quando ho perso i miei animali che corrono insieme nello zoo del cielo, o almeno così mi hanno detto. Ne avevo undici quando ho visto mia madre andare in pezzi per la malattia della nonna e ho smesso di credere nel cielo. Ne avevo quindici quando una vita è stata spezzata troppo presto e ho provato tanta rabbia. Ne avevo diciassette quando ho sentito un vuoto che non potrò mai colmare. Sono fasi, tutte fasi che sommate portano alla consapevolezza di cosa sia la morte e di tutto ciò che le sta intorno. Quello che inizia come un racconto fantastico di un cielo pieno di persone felici che ti guardano da lassù e animali che corrono si trasforma nell'esperienza del dolore, di veder soffrire, della rabbia, del rimorso e del doverci convivere. Studio spagnolo da tanti anni. Ogni anno, ogni novembre arriva puntuale la lezione sul día de muertos. E ogni anno, ogni novembre io ne resto profondamente affascinata. Nel nostro paese è come se la morte fosse uno dei tanti tabù. Non se ne parla, porta sfiga. Passa l'ambulanza, porta sfiga. Non si appoggia il cappello sul letto, porta sfiga. C'è questo senso di paura, perché per la maggior parte la morte non viene vista come una celebrazione di un altro modo di vivere una nuova vita ma come qualcosa che non può che essere estremamente triste e negativo. Certo, affrontare la morte non è mai semplice o felice ma riusciremmo ad affrontarla meglio se il costante pensiero e affanno della morte lasciasse posto alla celebrazione di una vita che è stata vissuta e pieno, se quel velo cupo diventasse una serie di ricordi felici, colori, luci, fiori, balli, canti... una celebrazione di un nuovo cammino e un legame che cambierebbe totalmente la nostra prospettiva. Personalmente mi piace pensare che ci sia qualcosa oltre, qualcosa da raggiungere, in cui potrò rincontrare le persone che non ho dimenticato e correre nel cielo, ma allo stesso tempo voglio vivere la mia vita con serenità, senza perdere l'entusiasmo nonostante mi abbiano già spoilerato il finale.

GIORNO 4 - 18 novembre 2023 - IRENE CREMONESI
Parola del giorno: Mediazione

Mediazione: azione svolta per il raggiungimento di un incontro e di un accordo. Oggi abbiamo avuto un incontro con il professor Cominelli, avvocato che insegna alla Statale ed esperto di mediazione. Abbiamo preso alcune parti di Romeo e Giulietta e cercato di capire quali fossero i conflitti principali nella tragedia, come possano essere risolti, per poi trasportarli nella nostra esperienza di vita condividendo racconti e opinioni. In Romeo e Giulietta ci sono conflitti per tutti i gusti: tra ragazzi, tra bande, tra genitori e figli adolescenti, tra gli adulti, tra intere famiglie e tra l'intera società; conflitti, tutti, che possiamo trasportare nella vita reale. C'è chi è in perenne conflitto con i genitori, i fratelli, con un partner o anche un ex partner e chi ha avuto esperienze di conflitti più grandi di lui: la guerra. Il professor Cominelli ha spiegato che nell'ambito quotidiano ci sono diversi modi in cui le persone reagiscono ai conflitti: c'è chi esplode di rabbia, chi non parla, chi preferisce ignorare e chi invece trova il modo di comunicare. Io sono cresciuta tra esplosioni di rabbia e chi preferiva ignorare e per questo i conflitti mi hanno sempre fatto molta paura, preferivo evitarli e buttare giù. Col tempo però ho capito che non era il modo giusto e ho iniziato a vedere i piccoli conflitti come una cosa positiva, un modo per confrontarsi con tranquillità e trovare un punto in comune con l'altra persona. Ho scoperto solo ultimamente quanto sia fondamentale la comunicazione, una comunicazione efficace che ha alla base il rispetto per l'altra persona e il desiderio di arrivare a un compromesso. Non è sempre facile ma trovo sia un qualcosa che chiunque dovrebbe provare a fare per maturare anche da un punto di vista emotivo. Nel pomeriggio invece abbiamo continuato a lavorare sulle scene per lo spettacolo e anche lì ho capito che mai come nei lavori di gruppo c'è la necessità di mettere in atto una mediazione, di comunicare, di essere disposti ad accogliere opinioni diverse e trovare un compromesso. Lavorare in gruppo di certo non è semplice ma sono contenta che grazie al laboratorio posso mettermi alla prova anche su questo aspetto.

GIORNO 5 - 25 novembre 2023 - IRENE CREMONESI
Parola del giorno: Poi


Poi: avverbio, preposizione, congiunzione. Dopo, nel tempo che segue, in un tempo successivo Oggi è il penultimo giorno di laboratorio: abbiamo ultimato le scene, provato luci e costumi... manca meno di una settimana allo spettacolo, il che significa che manca meno di una settimana alla fine di questo laboratorio. Quindi è inevitabile chiedersi: e poi? Cosa succederà al gruppo, ai ragazzi che abbiamo conosciuto, a chi è ancora dentro, a chi è già fuori? È difficile parlare di "poi" pensando al luogo che ci ha ospitato per questo mese, un IPM in cui il "poi" non è sempre una parola di speranza. Ma facciamo un passo indietro. Prima. Oggi il professor Camaldo, professore di diritto penale minorile, ha fatto un intervento molto interessante parlando delle difficoltà che incontrano i minori prima del reato e durante la reclusione. È fondamentale soffermarsi sul prima: cosa ha spinto il minore a commettere un reato? Un nucleo familiare disfunzionale, il gruppo di amici sbagliato, la mancanza di modelli sani da seguire. Se ci pensiamo questi ragazzi hanno dai 14 ai 17 anni quando entrano, solo pochi anni in meno rispetto a noi che alla loro età sognavamo il nostro futuro, di fare l'università, di prepararci per il lavoro dei nostri sogni e lo stiamo facendo. Ma che sogni avevano loro? E soprattutto, li hanno ancora? Mi sono chiesta se ai ragazzi detenuti desse fastidio sapere della nostra presenza, noi che siamo stati fortunati e possiamo permetterci di sognare e avere speranze. Possiamo essere allo stesso tempo una presenza scomoda e un modo di spronare e dare speranza anche di una vita migliore fuori. Ma nel concreto quale speranza possiamo dare noi? La speranza di uscire, di non mettere piede in un carcere quando si sbaglia ma in una comunità con aiuti seri e concreti? La speranza che la società sia pronta ad accogliere senza discriminare, che il reinserimento sia efficace? No. Sarebbe bello, troppo forse, perché non possiamo cambiarlo da un giorno all'altro. Però, nel nostro piccolo, possiamo educarci, educare le persone intorno a noi, fare luce su ciò che avviene dentro e fuori dal contesto carcerario e diffondere consapevolezza allenando l'empatia. Sono convinta che per credere in un "poi", i ragazzi di un IPM abbiano bisogno di figure che innanzitutto credano in loro. Queste figure possono essere gli educatori, un agente con cui si crea un legame, persone come Lisa e Beppe, chi insegna loro un mestiere o li aiuta ad avere un diploma. In queste piccole cose si può fare la differenza e avere un effetto talmente impattante sulla vita di un ragazzo fino a cambiarla. È questo che mi ha spinto, fin da quando sono piccola, a seguire il mio sogno di diventare insegnante e chissà che questo mio sogno possa servire per aiutare a sognare qualcun altro. Fare la differenza perché il prima e soprattutto il durante, servano a qualcosa per il poi. Ciao Giulia, faremo rumore e continueremo a sognare anche per te. GIORNO 6 - 02 dicembre 2023 - IRENE CREMONESI Ho rimandato la scrittura di questa pagina di diario il più possibile; nella mia testa era come mettere un punto quando invece avrei voluto che questa esperienza durasse il più possibile. Mettere su questo spettacolo è stato un viaggio tra persone, lingue, culture e storie diverse che hanno lasciato un segno indelebile. Oggi non c'è una parola del giorno, c'è solo grazie. Grazie Lisa, Beppe, professoresse Cristina Cavecchi e Margaret Rose per l'opportunità che ci avete dato portando avanti questo progetto. Grazie a tutti i compagni di viaggio per i momenti condivisi e per le riflessioni a cui hanno portato; alle Piume bianche per aver creato un bellissimo gruppo con infinite risate e pensieri profondi. A Claudio per aver creduto in noi e nelle nostre idee A Joseena per aver fatto sentire la sua voce, in tutti i sensi A Giulia per aver fatto emergere una parte bellissima di sé A Francesco ed Alessia per non aver cincischiato a riempire i momenti di pausa Ad Alessia per essere una fonte inesauribile di black humour e tenerezza Ad Andrea per la responsabilità del suo ruolo Ad Alice per aver scritto e creduto nel messaggio che volevamo lanciare A Sara per la sua infinita conoscenza e preziosi consigli Ad Alice per aver superato la timidezza di salire su un palco Ad Hazem per aver condiviso con noi un pezzo della sua storia A Zhiru e Yujuan per loro dolcezza e per aver dato prova che lasciarsi "contaminare" è una cosa bellissima Ps: mi ricordo solo che 8 si dice bā ma prometto che il cinese lo imparerò Sono convinta che non sia un addio, ma solo un arrivederci. È il momento di dirlo: giù il sipario.


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DIARI di Irene Cremonesi

GIORNO 2 - 4 novembre 2023
Parola del giorno: Fra. Fra: preposizione che specializza le determinazioni spazio-temporali e alcune sfumature modali. La giornata è partita con una riflessione sull'importanza dei momenti di mezzo che spesso non vengono raccontati. Certo, la morte di Romeo e Giulietta è un momento importante nell'opera è anche importante interrogarsi sui motivi: perché? Per amore, verrebbe da dire ma siamo sicuri che sia l'unica tematica? È fondamentale capire cosa c'è nel mezzo, fra il loro amore e la loro morte, fra. Abbiamo lavorato sul prologo che...

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**11.4 The main director said a sentence that I really liked. "No matter who we are, we must step onto this stage." We form a big family where no one will be left behind. When we unite, we will eventually create miracles. This was a unique funeral, delivering the final message to us in an unparalleled way, indicating what we are doing. We're not just celebrating this event, we are celebrating the rebirth of these two individuals. Therefore, Shakespeare's expectation for us is that these great achievements of the past have never disappeared, and we understand that. How will all this end? It's no longer an instant thing...

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